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domenica 8 dicembre 2019

Edizione 2020- I quattro briganti, Palermo 1898







Recensione di Alessandra di Girolamo (2019)

dal Blog Letterario "Il mondo incantato dei libri" di Alessandra Di Girolamo - Scritto il 16 Dicembre 2019
Resoconto Evento Culturale a Palermo Teatro Sant’Eugenio
 Domenica 15 Dicembre ore 17:30, ci troviamo a Piazza Europa, precisamente all’interno del Teatro Sant’Eugenio di Palermo per assistere alla divertente e coinvolgente commedia “I 4 BRIGANTI” de “ LA COMPAGNIA IN VALIGIA”.
Il teatro può ospitare 400 persone e sorge proprio alle spalle della Chiesa di Sant’Eugenio Papa. Questa sera le poltrone libere sono davvero poche, segno decisamente positivo, che sta a sottolineare il trionfo della bellezza teatrale, del contatto diretto con gli artisti e della magia che solo in teatro si può respirare.
Commedia scritta da Paolo Cappelloni con la regia di Dario Scarpati. Doveroso citare subito la cantante Antonella Vaglica che è riuscita ad incantare una platea gremita. Le musiche originali dei Vorianova hanno contribuito a donare quell’atmosfera suggestiva e fascinosa a questa opera teatrale.
Le luci si spengono e il silenzio viene interrotto da un “ tamburello” quello tipico siciliano che, tra le mani di una bellissima donna, segna il via della commedia.
Il sipario si apre e ci troviamo in una parrocchia alla periferia di Palermo. Il parroco è romano ma, per “punizione” è stato trasferito nel capoluogo siciliano. La commedia è ambientata nel 1898, periodo in cui la “ FAME” era la protagonista assoluta della vita dei cittadini.
Tra una risata e l’altra, tra una battuta e l’altra, tra una scena e l’altra, lo spettatore ride e riflette sulle condizioni drammatiche che caratterizzavano la società del tempo. Essendo palermitana non ho avuto alcuna difficoltà a comprendere il dialetto dei nostri attori, termini a me molto familiari che rappresentano le tradizioni, le radici, i costumi, la cultura di un paese.
I 4 BRIGANTI entrano nella vita del nostro parroco e, grazie alla determinazione, alla pazienza e alla speranza di quest’ultimo, riescono a scindere le cose giuste da quelle sbagliate. Infatti il messaggio che trasuda da questa commedia è proprio quello dell’amore; se fai del bene, se aiuti il prossimo, se ti penti delle tue azioni, se doni, se condividi… allora tutto può assumere una forma diversa, la forma giusta! In questa commedia si parla di diritti, di doveri, di prese di posizione. Così tra un tradimento e l’altro, tra una riflessione e un pentimento, viene messa in risalto la figura della donna: una donna che vuole la parità, una donna che chiede gli stessi diritti dell’uomo, una donna che vuole parlare ed essere ascoltata, una donna che pretende rispetto.
Momento commovente quando, a sipario chiuso, iniziano a vibrare le note dei Vorianova: “A TIA CA NUN CI CRIDI”. Testo molto significativo, si chiede aiuto al Signore affinché possa far qualcosa per queste panzi vacanti (pance vuote per la fame) Semu figli du stissu putittu scueti e cuntenti cu n’anticchia di pani schittu (siamo tutti figli della stessa fame non tranquilli e contenti per un po’di pane non accompagnato da companatico).
Ci sono scene dove si ingoia una pillola per domare un po’ la fame, dove si gironzola tutto il giorno per non pensare alla fame, dove si beve dell’acqua per saziarsi dalla fame. Parola chiave: povertà! Altra parola chiave: dignità!
Faccio i complimenti a tutti gli attori per le emozioni intense che sono riusciti a trasmettere: Dario Scarpati, Laura Gestivo, Ambra Compagno, Valeria Giannone, Alberto Buccolini, Francesco Russo, Lucio Cucinotta, Francesco Grisafi, Antonella Vaglica e Francesca Vaglica
Alle 19:30 l’unica musica che si sente al Teatro Sant’Eugenio è quella degli Applausi!
Gli attori dopo la commozione, le dovute presentazioni, scendono dal palco e salutano tutti gli intervenuti.

lunedì 18 aprile 2016

Edizione 2016


Presentazione

Anno 1898, storia di passioni e di briganti. Storia di un piccolo grande prete. Ha grandi speranze, Don Eugenio, e un grande impegno: far crescere la comunità e soprattutto le persone; renderle migliori, far fronte alla miseria con la solidarietà. Non si rassegna alle crescenti ingiustizie, a un governo opprimente, alla fame, alla caduta di ideali e di valori, ma soprattutto non si rassegna a credere che gli uomini non possano essere migliori. Oggi è tutto diverso?



sabato 16 aprile 2016

I personaggi


Don Eugenio
È un prete semplice ma energico e di carattere, con l’obiettivo di far crescere la sua comunità e di far fronte alla miseria con la solidarietà.
È anche un prete combattivo che non si rassegna alle crescenti ingiustizie, ad un governo opprimente, alla fame, alla caduta di ideali e di valori, ma soprattutto non si rassegna a credere che le persone non possano essere migliori.

Cencio
È un sacrestano piuttosto ottuso e caparbio. La sua caratteristica, oltre al piacere del vino, è quella di ripetere sempre due volte le parole dei concetti che esprime.

Maria
È una parrocchiana, vedova, ingenua e sempliciotta. È una donnetta che sente la mancanza di un uomo al suo fianco, sia per ragioni affettive che economiche.

Filomena
Una parrocchiana “tutto pepe”, con un marito mezzo sfaccendato ed ubriacone. Ma Filomena cerca di alleviare la propria miseria indulgendo al suo punto debole: gli uomini.

Martina
È una brava ragazzina, è “‘na fijetta cresciuta da sola, tra la micragna e l’ignoranteria…” come la dipinge Don Eugenio. È semplice e vezzosa, anche se con poco sale in zucca.

Fosco
È il capo dei quattro briganti. Un tipo scontroso, arrogante e a volte violento ma, come i suoi compari, portato a delinquere perché spinto dalla fame.

Orlando
È il braccio destro di Fosco ma con un carattere opposto, anche  se lo vuole nascondere. La sua bontà d’animo appare sia nel rapporto che ad un certo punto instaura con Don Eugenio ma soprattutto in quello con Martina.

Ubaldo
Il terzo brigante. È piuttosto sordo, sprovveduto e poco sveglio. Anche lui si è unito alla banda soltanto per fame e non fa altro che eseguire i comandi “gridati” degli altri.

Giuditta

È la più battagliera della banda, ancor più energica e volitiva di Fosco che riesce a dominare con la sua forte personalità e le sue convinzioni politiche.

venerdì 15 aprile 2016

Recensione di Carmine Rubicco (2013)

da Tempi Dispari - Articolo di Carmine Rubicco

Prosegue l’ottima risposta di pubblico per il Teatro Elettra con la rappresentazione i 4 Briganti, seconda stagione. Prosegue così bene che la compagnia, guidata dal regista e attore Alberto Buccolini, ha deciso di prorogare le repliche dello spettacolo “fino ad esaurimento richieste”. La pièce rappresentata, opera di un autore pesarese contemporaneo, Paolo Cappelloni, accompagna lo spettatore in un viaggio verso l’emancipazione femminile con leggerezza e divertimento, ma non per questo in modo inefficace. Tuttavia non è solo questo l’aspetto trattato. La vicenda narra anche del rapporto tra uomo e religione, dei rapporti umani tout court, delle dinamiche nelle relazioni di coppia, delle priorità che ogni persona si dà nel corso della vita. L’allestimento è egregiamente ottimizzato per lo spazio a disposizione degli attori. Tutto si svolge in una sola stanza, la sacrestia, dove si alternano i diversi personaggi richiamati da una “qualche ricchezza”. Che si tratti di cibo, per la maggior parte, o di ipotetici tesori nascosti “perché i preti le fanno queste cose”, tutti passano da un don Eugenio (Buccolini) sempre pronto a dare una mano. Talmente pronto da non lasciarsi sfuggire l’occasione di cercare di riportare almeno due dei quattro briganti sulla retta via. Talmente pronto che sacrifica tutto il suo pasto offrendolo ora a questo ora a quel bisognoso. Talmente pronto da non essere lui il protagonista effettivo della commedia. Contrariamente a quanto potrebbe apparire, non ruota tutto attorno a don Eugenio. Il prelato è solo la scusa perché le cose accadano, non ne è il motore. È il catalizzatore degli avvenimenti. Colui che rende possibili cambiamenti di rotta. Una sorta di grillo parlante scanzonato e per nulla pedante. Bravi tutti gli attori, preparati e pienamente nei personaggi, cosa che ha conferito passo ottimale allo spettacolo. Inequivocabili e ben integrati i richiami ai grandi del teatro e del cinema italiano della prima metà del secolo scorso così come immediati alcuni siparietti tipici della commedia nostrana. Tirando le somme, in chiusura di sipario, uno spettacolo ben riuscito, con attori di indubbio valore e un copione impegnato quanto basta.