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giovedì 14 aprile 2016

Recensione di Francesco Olivieri (2013)

CRISTUS REGNA SEMPER!!!
"I 4 Briganti", commedia teatrale di ironia tra spade fra Sergio Citti, Carlo Goldoni e Mario Monicelli.
Nel pensoso pomeriggio autunnale di questa nuvolosa e anonima Domenica 17 Novembre, dopo aver visto con sguardo sorpreso e divertito, una bonaria coppia di amici travesti da centurioni romani entrare in un bar per bere qualcosa di fresco, ho avuto la piacevole e rassicurante fortuna di assistere finalmente dopo tanto tempo, ad uno spettacolo di alta scuola teatrale, che in poco meno di due ore di sincere emozioni è riuscito nell'ardua impresa di coinvolgere generosamente il suo pubblico con l'onesta e soprattutto schietta rappresentazione di una moderna commedia di costume dalla grande atmosfera "Picaresca", condotta con una solida mano di sicuro mestiere dal giovane e brillante regista Paolo Cappelloni.
La storia è quella di una piccola comunità romana vissuta nel 1898, dove il buon vecchio Don Eugenio è il padre spirituale nonché il "confessore" della brava gente del luogo, che puntualmente lo assilla con i suoi piccoli e grandi problemi d'amore, di fede, di fame, vizi e pubbliche virtù all'interno di una carovana di equivoci senza fine fra risate e lacrime, sorrisi e riflessione sociale che viene innescata dalla più improbabile delle compagnie vale a dire quella dei Briganti.
I personaggi della storia sono tutte quante delle maschere di calore e dignità umana che sono tra di loro davvero molto eterogenee : Tanto per cominciare abbiamo in primis Don Eugenio, magistralmente interpretato dall'attore e regista, Alberto Buccolini.
Una specie di versione ironica, farsesca e perfino pulp del buon Don Abbondio di manzoniana memoria, che per difendere la pace dei suoi fedeli, non esita quindi ad imbracciare le armi contro i briganti "saggi amici /nemici del suo gruppo di affetti. Poi sempre partendo dal coro maschile dei personaggi principali c'è il personaggio del brigante Fosco, interpretato dal solido e viscerale Dario Scarpati che per certi versi ha omaggiato con irriverente grottesca baldanza il personaggio di Vittorio Gassman de "L'Armata Brancaleone". A lui fa poi eco il bel giovane attore molto ottocentesco e dal fascino discreto e dalla affascinante presenza e sorprendente umiltà recitativa molto British, Goffredo Marsiliani nel ruolo del brigante e gentiluomo Orlando. Sempre nella simpatica squadra di questi ineffabili animali da palcoscenico amerei citare ancora fra gli attori, il bravissimo Aldo Emanuele Castellani nel ruolo del simpaticissimo e pittoresco commensale Cenzo che sembra uscito addirittura da un racconto di Cervantes con la sua comicità ilare surreale e a tratti perfino malinconica e il brioso caratterista Giancarlo Martini nel ruolo del parodistico "Recchia", che in qualche modo come il già citato Cenzo è il giullare di una Roma popolare che guarda il mondo che cambia intorno a se sia i suoi usi che i suoi costumi, cercando di trovare il suo posto al sole per poter essere un giorno libero e felice di essere se stesso senza ne paure o padroni di alcun genere. Passando ora ad analizzare per equità e puro piacere di giudizio critico, l'altra metà del cielo di questa variopinta e talentuosa compagnia di attori, vorrei egualmente e con certo orgoglio dato che ne conosco alcune soffermarmi sul lavoro delle giovani attrici.
Palma Karmen D'Addeo nel ruolo della dolce e combattuta Martina a mio modesto parere ha rappresentato con assoluta presenza scenica e psicologica il viaggio privato di una fanciulla all'alba di un cambiamento. Raccontandoci con sentimentale e sentita partecipazione il conflitto di questo personaggio femminile arrivato alla difficile soglia dell'età adulta. L'attrice lo ha fatto con un aureo candore pieno di fragilità, ansia e voglia di vivere e di sognare nonostante le molte avversità del suo tempo.
Portando cosi facendo dentro di sé, i segreti tormenti di un cuore troppo giovane per diventare adulto, ma mai troppo spaventato per inseguire il vero amore. Esprimendo con gentilezza e briosa innocenza, le travagliate vicende amorose e morali di una ragazza incinta che alla fine trova se stessa, anche grazie alla fiamma rivoluzionaria e femminista di un certo sconvolgimento storico che si rivela all'improvviso davanti agli occhi.
Mantenendo sempre viva e vitale una recitazione collaborativa e generosa con i tutti i suoi compagni di scena, puntando ad una performance gioiosa, abile e di sicuro effetto e dando ad un figura mite e innocente un aria inaspettatamente ribelle. Per contrasto la vitale e spavaldamente grintosa Teresa Luchena nel ruolo diciamo più drammatico della moglie adultera Filomena, ci mostra con spagnoleggiante leggerezza i conflitti interiori e passionali di una giovane donna, torturata dal dubbio e dall'amore molesto del suo tempo. Una donna che tradisce il marito, perché si sente ingannata dalla vita e vuole riavere una seconda chance con un altro uomo, ma in realtà sta solo cercando di ritrovare la sua identità morale osservando con compiaciuta e beffarda ironia un mondo storico perfino più in tumulto del suo cuore impazzito. Il personaggio di Filomena possiede qualcosa di Magnani nella sua volitiva esigenza amorale ad aggredire il suo presente sbagliato e spesso bugiardo per riavere in cambio qualcosa di vero per il futuro di cui questa bravissima attrice potrebbe raccogliere un domani perchè no la pesante eredità. Infine nei personaggi sempre femminili di Giuditta "La Diavola" di Flavia Pinti e di Marie di Grazia Latorre sono due personaggi di carattere in questa colta e raffinata commedia di sano e intelligente intrattenimento.
"La diavola", di Flavia Pinti energica e vibrante come una giovane regina nordica e vichinga esprime con una recitazione di spazio e rango, la filosofia del cambiamento e dell'equilibrio per trovare l'armonia e l'uguaglianza di due mondi prima in costante lotta. Il suo è un ruolo controverso e centrale che porta sulle sue spalle tutto il coro greco e i messaggi di rivolta e di emancipazione femminile dei personaggi della nostra storia e che lei esegue con grande responsabilità e rigore interpretativo. Mentre, Grazia La Torre come già nel caso del personaggio di Martina, di Palma Karmen D'Addeo, anche lei restaura e modernizza con la "palestra di una misura interpretazione "a soggetto", la figura della giovane vedova sottomessa e schiava del proprio passato, aprendosi a nuova speranza con un personaggio sempre sapientemente sospeso fra la religiosa osservanza verso il caro e antico ricordo di un amore perduto e l'umoristica e passionale sensualità verso un nuovo e improbabile amore e radioso avvenire.
In conclusione il lavoro del talentuoso regista e Attore Alberto Buccolini rappresenta a mio dire una festa per gli occhi e per cuore degli spettatori di tutte le età, che esprime un bel messaggio di uguaglianza fra i popoli in una storia divertente e onesta che in una sera autunnale è proprio come stella cadente che all'improvviso lascia spazio per i desideri di un mondo migliore. Da aspirante e giovane regista e sceneggiatore oltre che critico posso dire che sarà stato un vero privilegio e regalo lavorare con dei giovani attori di questo calibro, che saranno grandi proprio perché non si sentono mai grandi.
Un’ultima annotazione di merito va anche ai costumi e alle luci di scena che mi hanno personalmente trasportato nel messaggio di una bottiglia trovato sulla spiaggia di un altra epoca.... davvero complimenti a tutti per questa la bellissima ed inaspettata esperienza di autentico amore per l'arte.

Francesco Olivieri

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